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Colombia
May 31st, 2012

Dopo la sua liberazione, Roméo Langlois sottolinea nuovamente l’importanza della lotta per l’informazione

“Bisogna continuare a seguire e documentare il conflitto colombiano.”

L’essenziale è contenuto nelle primissime dichiarazioni di Roméo Langlois subito dopo la sua liberazione, il 30 maggio 2012, dopo un mese di prigionia nelle mani delle Forze armate rivoluzionarie di Colombia (FARC), nel dipartimento del Caquetá.
 
Il giornalista francese è arrivato con una telecamera in mano davanti alla delegazione umanitaria – composta dal Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), dall’ex senatrice Piedad Córdoba e dall’emissario speciale della Repubblica francese Jean-Baptiste Chauvin – venuti ad incontrarlo nella località di San Isidro. Accolti la sera stessa dall’Ambasciata di Francia a Bogotà, il giornalista è poi partito per Parigi dove è arrivato il 1° giugno in mattinata.
 
“Roméo Langlois non ha mai smesso di comportarsi come un giornalista durante la prigionia. Le sue parole dopo la liberazione dimostrano una determinazione e un impegno che sono alla base dell’identità della sua professione. Sottolineano inoltre la forza della sfida per l’informazione per quanto riguarda il conflitto colombiano, troppo spesso dimenticato dall’opinione internazionale. Quanti giornalisti, portavoce comunitari, difensori dei diritti dell’uomo devono, ogni giorno, far fronte alle minacce incrociate dei paramilitari, della guerriglia, ma anche dello stesso esercito? Il messaggio di Roméo Langlois resta assolutamente di grande attualità”, ha dichiarato Reporters sans frontières.
 
L’organizzazione desidera inoltre esprimere la sua amicizia alla famiglia di Roméo Langlois. Ricordiamo la mobilitazione costante della collega Pascale Mariani, della redazione di France 24 e di RFI, e di quella di numerosi giornalisti e media colombiani. Ringraziamo infine il produttore Cédric Delport e i giornalisti Etienne Huver e Jean-Pierre Canet, animatori del Comitato di sostegno per Roméo Langlois, che ci hanno sempre accompagnati in ogni manifestazione organizzata per lui.
 
Subito dopo la sua liberazione, Roméo Langlois ha confermato di essersi presentato alla guerriglia come giornalista dopo lo scontro con l’esercito che ha preceduto la sua detenzione (dal 28 aprile scorso al 30 maggio). Ferito al braccio, il giornalista ha affermato di essere stato curato dai combattenti delle FARC, e “trattato come un invitato” durante i 30 giorni del sequestro. La guerriglia, che si era impegnata il 26 febbraio scorso a non rapire più civili, gli ha rivolto le proprie scuse.
 
Infine, anche se l’organizzazione si è sempre sforzata a smorzare le polemiche suscitate da questo episodio, oggi non può non condannare vigorosamente i tweet postati dopo la liberazione di Roméo Langlois dall’ex presidente Alvaro Uribe, destinati a danneggiarne la reputazione. Accusare Roméo Langlois di “complicità con il terrorismo” è una calunnia gravissima. Il giornalista non è purtroppo la prima vittima delle accuse dell’ex capo dello Stato che, un giorno, dovrà risponderne pubblicamente.

 

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