
La libertà dopo la Primavera nera
“Uscita definitiva”. Questa è la frase che appare chiaramente su tutti i passaporti dei giornalisti cubani autorizzati a lasciare il carcere in cambio di un esilio forzato, dal mese di luglio 2010 all'agosto 2010.
I giornalisti arrestati per le loro opinioni durante l'ondata repressiva della cosiddetta Primavera nera, nel marzo 2003, sono stati 27. Sono stati tutti condannati a pene detentive che vanno da 14 ai 27 anni di carcere.
Quando Raul Castro ha preso il posto del fratello Fidel, nel febbraio del 2008, 19 giornalisti si trovavano ancora in prigione. Oggi ne restano 6, con l'aggiunta di altri 4 colleghi condannati al carcere dopo la Primavera Nera. Aspettano tutti di poter lasciare la loro prigione e probabilmente anche il Paese.
Una “liberazione” ? Non è proprio il termine che i giornalisti intervistati per questo filmato, girato a Madrid il 19 e 20 agosto scorso in concomitanza con l'arrivo di tre nuovi giornalisti in esilio, userebbero.
“Sarò libero solo quando anche il mio Paese lo sarà”, dichiara per esempio Ricardo González Alfonso, fondatore della rivista De Cuba e corrispondente di Reporters sans frontières.
Per vedere il video:
http://www.youtube.com/watch?v=uz_mDSpbh_4
http://www.youtube.com/watch?v=X1KR2Qpiu5o
L’esilio forzato di questi giornalisti indipendenti non è sinonimo di apertura da parte delle autorità a La Havana. Tuttavia siamo felici che questi giornalisti, la cui unica "colpa" è stata quella di diffondere informazioni cortocircuitando il controllo statale, possano finalmente cominciare una nuova vita. Ci congratuliamo inoltre con il governo spagnolo e la Chiesa cubana per gli sforzi intrapresi in loro favore.
Chiediamo infine che l'embargo assurdo, imposto dagli Stati Uniti su Cuba nel 1962, sia revocato.