
Reporters sans frontières esprime la sua gioia per la liberazione, lo scorso 10 febbraio, del fotografo dell'agenzia Reuters, Ibrahim Jassam, detenuto dal giorno del suo arresto, il 1° settembre 2008, da parte dell'esercito americano.
« Questa liberazione è un'eccellente notizia. Tuttavia Jassam è stato rilasciato dopo lunghi mesi di detenzione durante i quali l'esercito americano non si è mai degnato di fornire spiegazioni sui motivi dell'arresto, e questo benché le autorità giudiziarie irachene avessero esplicitamente chiesto la sua liberazione », precisa l'organizzazione.
« Sono felice di ritrovare la mia famiglia e di essere finalmente di nuovo libero », ha dichiarato, commosso, Ibrahim Jassam a Reporters sans frontières.
Arrestato il 1° settembre 2008 da alcuni militari americani a Mahmoudiyah (30 km a sud di Bagdad), Ibrahim Jassam è stato imprigionato nel Camp Cropper (in prossimità dell'aeroporto di Bagdad). Il 30 novembre 2008, la Corte criminale centrale irachena ha deciso di sospendere le azioni giudiziarie intraprese contro il giornalista, ordinando il suo rilascio, ma l’esercito americano ha rifiutato di liberare il fotografo. Secondo Neal Fisher, portavoce delle autorità penitenziarie americane, il giornalista rappresentava “una minaccia alla sicurezza”. Ma in nessun momento le autorità americane hanno reso pubblico il capo di accusa formulato nei confronti del fotografo.
In seguito, Ibrahim Jassam è stato trasferito nella prigione di Bucca (Bassora, 550 km a sud di Bagdad), prima di essere nuovamente trasferito nel Camp Cropper, dopo la chiusura del primo centro di detenzione.
David Schlesinger, capo-redattore di Reuters, si è rallegrato per questa liberazione dopo una “lunga detenzione“, sottolineando tuttavia che “sarebbe stato meglio se la liberazione di un uomo contro il quale nessuna accusa è mai stata formulata avenisse ben più velocemente“.
Reporters sans frontières aveva a più riprese chiesto la sua liberazione al Comandante delle forze armate americane in Iraq , il generale Raymond T. Odierno. L’organizzazione non ha ricevuto alcuna risposta ufficiale al riguardo. (http://www.rsf.org/spip.php?page=article&id_article=34369).