
L’esercito americano deve fornire spiegazioni su un atto di censura commesso contro un fotografo
Tre settimane dopo il terremoto, la stampa di Haiti è stata colpita da un primo atto di censura commesso dall'esercito americano. Fotografo del quotidiano Le Nouvelliste, Homère Cardichon è stato bloccato da un gruppo di marines mentre fotografava una manifestazione organizzata da haitiani scontenti davanti alla sede dell'Ambasciata degli Stati Uniti, lo scorso 3 febbraio, a Tabarre, un quartiere di Port-au-Prince. I soldati hanno in seguito confiscato il materiale del fotografo. Esortiamo il ministro della Cultura e delle Comunicazioni, Marie-Laurence Jocelyn-Lassègue, ad esigere spiegazioni dai rappresentanti dello stato-maggiore americano.
“Sei marines si sono avvicinati, mi hanno circondato poi mi hanno confiscato la macchina fotografica, prendendola direttamente dal mio zaino. E se ne sono andati. Un'ora dopo uno di questi militari è tornato per prendermi in foto e rendermi il materiale confiscato. Ho subito notato che i soldati avevano distrutto alcune mie foto”, ci ha rivelato Homère Cardichon.
Lo scontento delle popolazione nei confronti delle nazioni impegnate nello sforzo umanitario del dopo-terremoto, soprattutto nei confronti degli Stati Uniti, continua ad aumentare. Forse nel tentativo di proteggere la propria immagine, i soldati americani hanno reagito nel peggiore dei modi. Questo incidente non solo rappresenta un atto grave di censura ma nuoce alla reputazione degli americani nel Paese. Il governo può legittimamente pretendere una spiegazione al riguardo dallo stato-maggiore statunitense, nella speranza che un episodio simile non si riproduca.
L’informazione è indispensabile per la ricostruzione di Haiti e per la partecipazione di tutti i cittadini all'edificazione del loro avvenire. Per quanto riguarda i media, la parola deve tornare in priorità ai giornalisti locali.