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Iran
January 20th, 2010

Il regime di Teheran accusato di crimini contro l'umanità

« Condanniamo i recenti arresti arbitrari e le detenzioni illegali dei professionisti dell'informazione. La sistematica repressione contro ogni tipo di critica formulata nei confronti delle istituzioni politiche o religiose del regime ha creato un clima di terrore che spinge i giornalisti iraniani all'autocensura e all'esilio. Detenuti in segreto in condizioni estremamente difficili, con lunghi periodi di isolamento totale, questi giornalisti hanno subito violazioni ripetute dei loro diritti più elementari. Queste detenzioni incommunicado sono delle vere e proprie sparizioni forzate, dei crimini contro l'umanità e rappresentano delle violazioni del diritto internazionale. La comunità internazionale deve assolutamente uscire dal suo silenzio», ha dichiarato Reporters sans frontières.

Lo scorso 14 gennaio, Azad Lotpoury, il direttore del giornale in lingua curda e persiano Yaneh, è stato arrestato nella sua abitazione della città di Sanandaj (Kurdistan), da alcuni agenti del ministero delle Informazioni. La casa del giornalista è stata perquisita durante svariate ore. Computer e libri sono stati confiscati dalla polizia, la porta d'entrata e le finestre sono state rotte e i membri della famiglia del giornalista sono stati insultati dagli agenti. Non si sa ancora nulla sui motivi dell'arresto di Lotpoury e sul luogo dove è attualmente detenuto.

Svariati giornalisti arrestati negli ultimi dieci giorni sono ancora detenuti in luoghi segreti. Le loro famiglie e i loro avvocati non hanno alcuna notizia al loro riguardo. Questo è, per esempio, il caso di Kivan Mehrgan, giornalista del quotidiano Etemaad <http://www.etemaad.ir/Released/88-10-08/default.htm>, di Nassrin Vaziri, giornalista dell'agenzia ILNA, del reporter Abdolreza Tajik, di Mashaallah Shamsolvaezin, portavoce dell'Associazione dei giornalisti iraniani e del Comitato di difesa della libertà di stampa.

Anche la famiglia di Emadoldin Baghi è molto preoccupata per le sorti del giornalista dopo aver ricevuto un'unica e breve telefonata dalla prigione di Evin, dove è detenuto, e dopo che Baghi abbia rivelato che “non si sente bene”. La signora Fatemeh Kamali-Ahmad-Sarai ha ammesso di avere molta paura anche perché, al momento dell'arresto, gli agenti hanno apertamente minacciato il giornalista dicendo che se continuava a mantenere le sue posizioni “non sarebbe probabilmente rimasto in vita”.

Secondo le informazioni raccolte da Reporters sans frontières, numerosi giornalisti arrestati a Teheran sono oggi detenuti dai Guardiani della Rivoluzione e si trovano nel dormitorio 240 della prigione di Evin. Questi giornalisti subiscono ripetute e pesanti pressioni esercitate dalle guardie affinché ammettano le “loro colpe”. Contrariamente a quanto stabilisce la legge iraniana, i nomi di questi professionisti dell'informazione non sono iscritti nel registro ufficiale della prigione né sul sito Internet del ministero della Giustizia.

Contattato da Reporters sans frontières, Nemat Ahmadi, avvocato di svariati giornalisti (es.: di Ali e Mahssa Hekmet, Mohammed Reza Zohdi etc.) ha spiegato che « le autorità giustificano il fatto di non autorizzare gli avvocati ad incontrare i loro clienti con una modifica recente della procedura giudiziaria. Le autorità hanno infatti aggiunto un periodo durante il quale il dossier è affidato ad uno “specialista“, prima che l'inchiesta sia presentata a un tribunale. Durante questo periodo speciale, nessuna informazione è data ai familiari e agli avvocati delle persone arrestate. »

La Commissione di autorizzazione e di sorveglianza della stampa del Ministero della Cultura e dell'Orientamento islamico ha sospeso le licenze di numerosi giornali. Il settimanale Hemat, pubblicazione conservatrice vicina al governo, è stata sospesa lo scorso 14 gennaio. Il 18 gennaio, anche Moj Andisheh, testata del team di Hemat, è stata sospesa. Questi due media sono vittime dei regolamenti di conti tra i vari clan nell'universo dei conservatori.

Più volte sospeso nel corso degli ultimi anni, il giornale Farhang ashti è stato definitivamente chiuso lo scorso 18 gennaio e la sua licenza è stata annullata dal Ministero della Cultura e dell'Orientamento islamico. Secondo quanto riferisce un comunicato pubblicato sul sito del ministero, questa decisione è dovuta alla pubblicazione di alcuni commenti relativi all'avvertimento fatto da un responsabile della stampa del ministero, Mohammed Ali Ramin.

Da quando ha assunto le sue funzioni nel mese di ottobre 2009, questo fedele consigliere di Ahmadinejad ha moltiplicato gli avvertimenti e le minacce contro i media del Paese, in particolare contro quelli della stampa scritta <http://www.ashtidaily.com/fa/?generate=Home&nodnewsid=6873>. Questo negazionista ha infatti dichiarato che, con la sospensione di alcune testate, cerca di costringere la stampa ad ubbidire alle autorità.

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